Parrocchia
Oratorio
Francesco di Paola
Prendere parte: incarnare il vangelo
In questi ultimi tempi sto insistendo sull’importanza di prendere parte alla vita della Comunità. Oggi, domenica primo novembre, celebriamo la solennità di tutti i Santi. Essa rivela la verità dell’espressione: dall’essere parte al prendere parte. In che senso? In che modo?
Gesù, nell’annunciare la buona novella del regno, non passava sopra le teste di chi era lì ad ascoltarlo. Vedeva i malati e li guariva, vedeva i lebbrosi, che tutti tenevano a debita distanza, e guarendoli gli ridava la piena dignità, vedeva i ciechi e gli dava la vista, vedeva gli indemoniati e li scioglieva dalle catene che li tenevano prigionieri… parlava ai detentori del potere politico, economico e religioso e li metteva di fronte alla verità che l’uomo è davanti a Dio, invitandoli indirettamente alla conversione.
Gesù, quindi, vedeva, parlava e si faceva prossimo all’uomo calato nella storia, fatta di luci e di ombre di gioie e di dolori, e nessuno si sentiva escluso o rifiutato. I santi sono stati uomini e donne nei quali Gesù è diventato vita, gesto, relazione, capacità di perdonare, di ricominciare, di sperare ancora. I santi sono stati uomini e donne che non solo hanno conosciuto il Vangelo ma lo hanno incarnato, lo hanno tradotto con la loro vita.
Passare dall’essere parte al prendere parte è incarnare il Vangelo, è tradurre l’amore che riceviamo da Dio in azioni concrete che riguardano la vita di chi ci è accanto.

Non basta stare a guardare, rilevare le varie imperfezioni della società, l’irrequietezza dei giovani, le imperfezioni della Comunità. Tutto questo c’era, c’è e ci sarà sempre ma le analisi sociali, le varie statistiche, per quanto precise, da sole, non bastano per risolvere le insufficienze rilevate. Guardiamoci attorno, ma guardiamo anche indietro e dove non arriviamo con la nostra memoria attingiamolo dalla storia. Essa ci insegna che il progresso è nato come risposta alle carenze della vita ed è stato possibile perché alcuni, uomini e donne, non sono stati a guardare ma hanno fatto.
Tutti noi facciamo parte della parrocchia, per territorialità o per elezione, e tutti siamo chiamati a prendere parte alla sua vita e vedere nelle sue imperfezioni l’opportunità di un impegno per costruire sempre meglio.
La cronaca di questi ultimi giorni ci ha consegnato un’immagine dei giovani poco felice e poco rassicurante. Molte le analisi incolpando un mondo che non sa più ascoltare. È vero, tuttavia, non è sufficiente. Oggi non solo non si sa ascoltare ma, avendo smarrito la fede, manca la capacità e il coraggio di saper dire, di saper indicare una strada senza scadere nel moralismo. Non è più tempo di stare a guardare ma di lasciare il proprio comfort e farsi prossimo.
Pensate il bene che può fare il dedicare un po’ di tempo, secondo il sistema preventivo di Don Bosco o col cuore di Cristo che è la stessa cosa, ai ragazzi che frequentano il nostro Oratorio o nel rendere l’Oratorio sempre più casa, cuore, braccia. Pensiamo anche quanto sarebbe bello e utile il prendere parte a rendere più bella la liturgia che la domenica ci vede uniti nel Signore. Pensiamo a quanto possa dilatare l’amore se si incarna nella disponibilità a impegnarsi su tutti i fronti, non facendo ciascuno tutto ma tutti facendo qualcosa.
Passare dall’essere parte al prendere parte, alla luce della festa di domani, vuol dire incarnare l’amore di Dio e tradurre il Vangelo nella vita reale e concreta del nostro tempo che è quello in cui stiamo vivendo anche noi.
Don Natale Ioculano
"L'educazione è cosa di cuore"
(don Bosco)
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